Contadino, cavalla, puledro II - 1934

Contadino, cavalla, puledro II

Ricercando la massima ingenuità delle azioni, percepita come spontaneità non forzata, Werner Berg stimò con gran ammirazione i lavori del pittore ed impiegato doganale Henri Rosseaus. Non tanto i dipinti fantastici sulla giungla, quanto la noncurante spontaneità delle sue raffigurazioni sulla vita dei “piccoli uomini” dei sobborghi parigini, furono per Werner Berg di notevole ispirazione.

Dotato di una naturale perspicacia, anche Werner Berg fu in grado di raffigurare, attraverso le superfici nere, la vivacità dei paesaggi rurali. In questo caso, infatti, le figure, la loro postura, la loro presenza comune sono tra esse sufficientemente espressive. Il contadino, la cavalla, il puledro può considerarsi un esperimento riuscito di Werner Berg, nel tentativo di modificare sulla stessa superficie la progressione delle figure nel ambiente reale. Nonostante le tre figure siano separate l’una dall’altra in maniera molto complessa, esse si presentano come un’unica massa nera. Questa difficoltà sembra dunque risolversi non soltanto dal punto di vista formale – affrontando allo stesso modo gli individui, gli animali ed il paesaggio, portandoli come un tutt’uno sulla stessa superficie, emerge chiaramente l’attaccamento dell’uomo di campagna al proprio ambiente circostante. 

 

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